Il Governo ha deciso di fare del voto di condotta una bandiera per ripristinare un’idea di scuola basata su ordine e disciplina. Una posizione legittima, coerente con i valori della destra. Personalmente il voto di condotta, o di comportamento, come sarebbe più corretto chiamarlo, lo abolirei. Non per fare il “buonista” o perché ritenga che tutti i comportamenti siano leciti. Tutt’altro. Pensiamo solo ai casi di bullismo, razzismo, sessismo o alle aggressioni fisiche e psicologiche a studenti e professori. Però proviamo a riflettere su cosa fare di fronte a comportamenti che riteniamo sbagliati.

In un contesto educativo, prima di far scattare il riflesso della punizione, dovremmo capire perché le cose capitano, quindi le ragioni che stanno alla base di un comportamento scorretto. Ragioni che a volte sono interne al contesto scolastico e altre volte si trovano fuori. Poi sarebbe necessario aprire un dialogo profondo con gli autori di quei comportamenti. E infine dovremmo riflettere su quali azioni adottare per fare in modo che gli studenti comprendano i propri errori ed evitino di ripeterli.

Quando si sbaglia, la sanzione può servire. Ma quale sanzione e quanto deve essere “pesante”? Non è facile calibrarla in base alla gravità del fatto e adattarla allo studente e al contesto. Il voto di comportamento può essere un segnale. Ma rimane fine a sé stesso se non è sostenuto da un intenso lavoro di relazione, messo in campo da una scuola che pratica tutti i giorni l’ascolto e il confronto, supportata da professionisti come psicologi, pedagogisti, educatori. Se tutto questo non c’è, quel voto rischia di essere una foglia di fico, simbolica e poco utile. O addirittura una medaglia, come capita con rapporti e sospensioni, per chi si è costruito il personaggio del “cattivo”. Sarebbe importante aprire una riflessione tutti insieme, evitando però le semplificazioni perché i processi educativi sono faticosi, richiedono tempo, pazienza e rispetto per la loro complessità, se vogliamo che abbiano davvero un senso e producano un reale cambiamento.